Cultura e industria: quattro esempi nel VCO (Verbano Cusio Ossola)
Editoriali

Cultura e industria: quattro esempi nel VCO (Verbano Cusio Ossola)

La provincia del Verbano Cusio Ossola ha alle spalle una lunga storia industriale, che affonda le proprie radici nel primo Ottocento e che ha dato vita ad alcune delle industrie che per decenni sono state tra le più dinamiche del panorama europeo, contribuendo a cambiare anche le abitudini delle famiglie italiane.

Con la globalizzazione e l’entrata sulla scena economica di nuovi attori più competitivi, per alcune industrie del VCO ha avuto inizio una fase di declino, che ha portato alla chiusura di alcuni marchi storici, ma anche, paradossalmente, all’apertura verso ambiti diversi dalla pura produzione industriale, come l’arte e la cultura.

Vediamone quattro esempi.

1. Museo dell’Arte del Cappello (Ghiffa)
Dagli archivi storici, è emerso che già dalle seconda metà dell’800 nel Verbano erano attivi ben sette cappellifici, uno di questi era il Cappellificio Panizza di Ghiffa, fondato nel 1876 da Giovanni Panizza e specializzato nella produzione di cappelli di feltro. Complice la concorrenza estera e l’entrata in disuso dei cappelli di feltro, la fabbrica chiuse nel 1981. Dal 1994 gli spazi che dell’ex cappellificio ospitano il Museo dell’Arte del Cappello, nato dalla donazione dell’immobile da parte del suo ultimo proprietario, Antonio Gamba. Il percorso espositivo racconta la storia e l’attività del cappellificio Panizza attraverso documenti eterogenei: attrezzi e macchinari per la lavorazione del feltro, campionari, manifesti pubblicitari, documenti, immagini dell’epoca e, ovviamente, i cappelli della produzione Panizza.
All’interno del museo vi è inoltre una collezione di cappelli etnici, d’epoca e un’altra di bambole. L’insieme concorre così ad indagare la storia della moda e gli usi e costumi di diversi paesi del mondo. Il Museo dell’Arte del Cappello è visitabile martedì, giovedì, sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30.

2. Forum di Omegna
Prendete Omegna, una città di poco più di 10 000 abitanti. Ora pensate a dei marchi del casalingo made in Italy. Per i più “anzianotti”, tornate indietro ai ricordi della vostra infanzia, a quando la sera, prima di andare a dormire, guardavate il Carosello. Vi ricordate l’omino con i baffetti della Bialetti? Ecco, la Bialetti è nata nel 1918 a Crusinallo, frazione di Omegna. Pensate ora a degli altri personaggi del Carosello, i Pronipoti. In questo caso erano sponsorizzati da Girmi, produttore di elettrodomestici nato nel 1919. Indovinate dove? A Omegna. E non è finita qui: sempre a Omegna e nelle sue frazioni sono nate l’Alessi (di cui parleremo nello
specifico più tardi), la Calderoni (produttrice di posate), la Lagostina (pentole), la Piazza (oggetti da cucina) e tante altre sempre impegnate nel settore dei casalinghi, la maggior parte ora chiuse o migrate all’estero. Vi do dei numeri: una ricerca degli anni ’60 (gli anni d’oro di questo incredibile polo industriale) affermava che l’85% degli abitanti di Omegna risultava occupato in questo settore. Un’intera cittadina dedita ai casalinghi!
Non vi sale un po’ di nostalgia?
Per ripercorrere la storia industriale di Omegna dall’800 fino ai nostri giorni, dal 1998 è possibile vivere (sì, questa è la parola giusta!) il Forum, spazio polivalente, la cui collezione permanente ospita una ricca collezione di oggetti casalinghi, prodotti dalle aziende storiche locali. La forte connotazione industriale del luogo è rafforzata anche dal fatto che il Forum e gli edifici pubblici ad esso annessi, sono nati dalla riconversione dell’ex acciaieria Cobianchi, risalente all’Ottocento.
Il Forum di Omegna ospita inoltre mostre ed esposizioni, oltre che attività didattiche per bambini e spazi di co-working per giovani professionisti.
Gli orari di apertura sono dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00, mentre la domenica solo dalle 15.00 alle 18.00.

3. Museo Alessi (Crusinallo d’Omegna)
L’Alessi (fondata nel 1921) è uno dei pochissimi marchi dello storico polo del casalingo di Omegna ancora in attività. Le ragioni del suo conservarsi nonostante il declino del settore, sono da ricercarsi nella funzione centrale che negli anni ha assunto il design all’interno dell’azienda, reinventando così la concezione dell’articolo casalingo, anche grazie alla collaborazione di nomi di altissimo livello come Achille Castiglioni, Ettore Sottsass, Philippe Starck, Arnaldo Pomodoro, Salvador
Dalì, Mario Botta, Frank Gehry, David Chipperfield e Zaha Hadid. Nel 1998 per volontà di Alberto Alessi negli spazi della fabbrica nasce il Museo Alessi, un archivio
d’impresa musealizzato, nel quale gli oggetti di design sono inseriti in una rete di documenti prodotti nel corso del loro sviluppo progettuale e nella loro successiva introduzione nel mercato.
Il museo Alessi ospita oggetti, prototipi, disegni, fotografie, rassegne stampa, pubblicazioni monografiche, periodiche e cataloghi dell’Alessi che documentano la storia del casalingo e del design italiano dalla fondazione dell’azienda fino ai giorni nostri. Il Museo Alessi è visitabile su appuntamento scrivendo a  museo.alessi@alessi.com.

4. WEM Gallery (Ornavasso)
La chiave della sopravvivenza di un’azienda è la sua capacità di innovarsi di continuo ed è stata proprio l’innovazione – prima – e la stagnazione delle tecnologie – dopo – a determinare ascesa e declino di alcune industrie del Verbano Cusio Ossola. Ora un esempio non solo di industria che ha saputo continuamente rinnovare sé stessa, ma che ha compiuto anche un ulteriore passo, aprendosi a possibilità di cui raramente una fabbrica si preoccupa: la produzione e la vendita di opere d’arte.
Ecco MEW – Magistris&Wetzel di Ornavasso. Fondata nel 1951 dai signori Magistri, Wetzel e Berta per la produzione di macchinari meccanico tessili, ha negli anni ’60 cambiato produzione, entrando nel campo dei casalinghi. A questo primo avvicendamento ne è seguito un altro: dagli anni 2000 infatti la fabbrica si occupa principalmente della produzione di parti metalliche per veicoli pesanti. Ma non è finita qui: nel 2021 all’interno di Magistris&Wetzel ha aperto i battenti WEM, galleria d’arte a tutti gli effetti, la cui particolarità è la produzione in loco della quasi totalità delle opere esposte.
Attualmente e fino al 31 marzo 2024 è in corso negli spazi di WEM e di MEW la mostra OUT OF PLACE dell’artista romano Daniele Sigalot. Il titolo – letteralmente “fuori luogo” – non è casuale. Cosa è più fuori luogo di una galleria d’arte all’interno di una fabbrica tutt’ora attiva?
Attraverso il paradosso e l’ironia, lo scopo dell’artista è quello di indagare tematiche quali l’attualità, la complessa griglia del sistema dell’arte e la gerarchia ad esso sottesa, il tutto al fine di stimolare il pensiero critico dello spettatore. La mostra si sviluppa attraverso la formula della visita guidata in un percorso espositivo innovativo, in cui sono compresi anche gli spazi produttivi della fabbrica. La galleria è visitabile tutti i giorni dalle 10.00 ale 19.00.

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